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Non aprire le braccia al compagno

Se apri le braccia, lui ha paura e non chiede più la palla. Poi sbaglia di più.

Fallo così

  1. Mano verso di lui, non verso il cielo.

  2. Di' il suo nome e poi: avanti.

  3. Dopo chiedigli la palla, forte.

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Il tuo compagno si rialza con te.

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Luis, il founder

Luis · il founder

Un compagno sbaglia un appoggio facile e tu apri le braccia?

Qui sotto c'è cosa gli succede nei venti minuti dopo, e i due secondi che te lo ridanno indietro.

Cosa succede davvero

Quelle braccia durano due secondi per te. Per lui durano tutta la partita.

Ha alzato la testa e ha visto te. Da lì in poi gioca indietro, a un tocco, sempre sul sicuro, e non la chiede più dove scotta.

Non sta giocando semplice per scelta: ha smesso di chiederla. È diventato prudente, e la prudenza in campo si vede da fuori, dalla panchina per prima.

Poi l'errore grosso arriva lo stesso, e lo paghi anche tu.

Dettaglio da pro

Quasi nessuno si accorge di quante volte le apre, quelle braccia. Fattele contare da uno che ti guarda da fuori, un cambio o chi ti accompagna, per una partita intera: il numero vero è sempre più alto di quello che hai in testa.

Calafiori ha fatto un autogol agli Europei contro la Spagna, davanti a mezzo mondo. Poche settimane dopo l'Arsenal ha pagato quasi cinquanta milioni per portarselo a Londra. Il tuo compagno mezzo mondo non ce l'ha: in quel momento l'unica telecamera accesa sei tu.

Fallo ora, passo per passo

I due secondi dopo il suo errore, così:

  1. La mano va verso di lui, mai verso il cielo e mai verso l'arbitro. Il braccio alzato lo vedono tutti, anche i loro, e da lì in poi vanno a cercare lui
  2. Il suo nome e una parola sola: avanti. Il nome serve perché alzi la testa, la parola perché riparta. La spiegazione non è adesso, è a fine partita
  3. Il pallone dopo glielo chiedi proprio a lui, e lo chiedi forte. È l'unica cosa che gli dice davvero che il conto è chiuso

E non serve che lo faccia il capitano. Lo fa il primo che se ne accorge.