Ultimi in classifica, ma tu cresci
Il risultato non dice tutto. Scegli un gesto tuo e contalo. Ogni gara è diversa: il numero sale o scende.
Fallo così
Scegli cosa contare: per esempio, i passaggi riusciti.
Fai il conto all'intervallo e alla fine.
Scrivi avversario e numero. Rivedili alla partita di ritorno.
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Luis · il founder
Ultimi in classifica, sei gol presi domenica, e la sera ti viene il pensiero che stai buttando l'anno?
Qui sotto c'è perché non è vero, e il numero da scegliere per il tuo ruolo, con quando e come contarlo.
Cosa succede davvero
Non stai buttando l'anno. Stai facendo l'allenamento più duro che esiste, e nessuno te lo dice.
In una squadra che vince ci sono domeniche in cui per mezz'ora non tocchi un pallone difficile. Nella tua li tocchi tutti: ti attaccano, ti pressano, devi decidere in fretta con uno addosso, per novanta minuti, ogni settimana. Chi gioca in una squadra che domina questa roba la vede tre volte l'anno.
Il guaio è un altro. Misuri la tua partita con il risultato, e il risultato è un numero di undici: da solo non lo cambi. Così esci dal campo con sei gol presi e di quello che hai fatto tu non sai niente, perché non l'ha contato nessuno.
Il martedì arrivi stanco per questo, non per le gambe: ti alleni per una cosa che non dipende da te.
Dettaglio da pro
Il tuo numero ogni tanto scende, e quasi mai vuol dire che sei tornato indietro.
Quando la squadra comincia a reggere, le occasioni per farlo diventano meno: al difensore arrivano meno palloni da far uscire, al portiere tirano meno in porta. Letto da solo sembra che tu stia peggiorando, e invece è cambiata la partita attorno a te. Per questo il paragone serio è con lo stesso avversario, non con la domenica prima: stessa squadra, stessa difficoltà, e lì il numero non ti può mentire.
E poi c'è il giorno per cui lo stai scrivendo davvero. Arriva verso novembre, dopo l'ennesima goleada: quella sera pensi di mollare e non hai niente da opporre al pensiero, perché la classifica gli dà ragione. Quella sera apri l'ultima pagina e le tue righe stanno lì in fila. Non ti fanno vincere la domenica dopo, ti tengono dentro un altro mese. E a questa età mollare è l'unica cosa che non si recupera più.
Fallo ora, passo per passo
Il numero tuo, da questa domenica:
- Uno solo, e te lo dice il ruolo. I tre del video vanno bene, il punto è quale prendere tu e come contarlo, perché nella tua partita il pallone ce l'hanno quasi sempre loro: i palloni tuoi sono pochi, arrivano con uno addosso, e il numero giusto conta solo quelli, perché quelli li vinci anche mentre la squadra perde cinque a zero. Difensore: passaggi riusciti, ma solo le uscite pulite, cioè quante volte il pallone esce dalla vostra area con un tuo passaggio invece che buttato via. Centrocampista: contrasti vinti, ma col pallone tra i piedi: quante volte hai ricevuto palla con uno addosso e da te è ripartita in avanti, non indietro. Attaccante: per te il passaggio riuscito comincia dal primo controllo: conti i primi controlli tenuti, perché di palloni ne vedi pochi e quei pochi ti devono restare. Portiere: le parate, non i gol subiti. Sei gol con dodici parate è la tua partita migliore dell'anno
- Lo conti da solo, e non per novanta minuti di fila, che la testa ti serve sul pallone. Lo rimetti insieme due volte: all'intervallo mentre bevi, e subito dopo il fischio finale, prima di parlare con chiunque. Una regola sola: se hai un dubbio, quello non lo conti. Un numero gonfiato non ti serve a niente, il tuo deve stare sempre un po' sotto la verità
- Lo scrivi dove lo rivedi senza andarlo a cercare. La scuola è appena ricominciata: ultima pagina del diario, una riga per giornata, avversario e numero. E non lo confronti con la domenica prima, che dipende da chi avevi davanti: lo confronti al ritorno, quando rigiochi contro quella stessa squadra. Se a febbraio è più alto di quello di settembre, l'anno non l'hai buttato, e stavolta ce l'hai scritto
Il risultato lo leggi lunedì su Tuttocampo come tutti. Il tuo numero lo sai già in macchina tornando a casa.
