Sai fare tutto a metà
Il mister ti ricorda per una giocata sola. Scegline una e falla tua.
Fallo così
Pensa a cosa ti riesce anche con uno addosso.
Scegli una giocata che finisce in tiro o cross.
Falla venti volte a fine allenamento.
Allenati
La tua giocata, dalla stessa zona, venti volte di fila.
Bravo! Fatto.
Ricorda
Una giocata, mille volte.
Vuoi la scheda completa?
La trovi nella prima mail. Poi 4 consigli in 7 giorni e 3 schede a settimana: lunedì, mercoledì e venerdì. Gratis.
Sei già dentro. Le schede arrivano lunedì, mercoledì e venerdì.
Con l'iscrizione accetti la privacy policy. Devi avere almeno 14 anni. Esci quando vuoi.
Leggi la scheda completa

Luis · il founder
Dribbli così così, tiri così così, e a fine partita nessuno si ricorda una giocata tua, nemmeno il mister?
Qui sotto c'è perché succede, e come si sceglie il gesto che diventa il tuo marchio. Non è quello più bello che sai fare.
Cosa succede davvero
Non ti ricordano perché non c'è niente da ricordare.
Il mister ha venti giocatori in testa e li tiene per un'immagine sola: quello che salta l'uomo, quello dei cross, quello che la tira da fuori. Chi fa tutto a metà non ha un'immagine, e senza immagine alla prima convocazione sei il primo che salta.
Tu pensi di dover diventare imprevedibile. È il contrario. Arjen Robben ha fatto la stessa cosa per dieci anni al Bayern: parte da destra, rientra sul sinistro, calcia. Lo sapeva chiunque lo marcasse, lo sapevano gli allenatori, lo sapeva lo stadio intero, e segnava lo stesso. In Italia lo chiamano ancora il gol alla Robben.
Non era imprevedibile. Era inevitabile. E inevitabile lo diventi con un gesto solo, ripetuto finché chi ti marca lo teme.
Dettaglio da pro
Il marchio non si nasconde, si annuncia. Vallo a fare nei primi dieci minuti, anche se non riesce: da lì chi ti marca gioca per toglierti quello e ti lascia tutto il resto. Robben lo leggevano tutti e lo faceva lo stesso, perché quando sai cosa arriva ma non sai quando, resti fermo. La variante, il tiro col destro, l'esterno, arriva dopo, quando il marchio lo temono già: se la metti prima torni a fare tutto a metà.
E il giorno che i compagni la chiamano col tuo nome, fai la tua, è fatta: quella è la frase che il mister si ricorda.
Fallo ora, passo per passo
Come si sceglie il gesto giusto, in ordine:
- Non lo scegli con la testa, lo trovi nelle ultime tre partite. Stasera, prima di dormire, ripassale (video se c'è, memoria se no) e segnati sul telefono le giocate che ti sono riuscite senza pensarci, con uno addosso. Quella che torna almeno due volte è la candidata. Se non torna niente, chiedi a un compagno: secondo te cosa mi riesce? Risponde in due secondi, e di solito ha ragione
- La candidata passa tre filtri o si butta: parte da una zona dove nel tuo ruolo il pallone arriva davvero (se fai il terzino, il tiro da fuori ti capita due volte l'anno); finisce con qualcosa, un tiro, un cross, un passaggio in area, non un dribbling che non porta da nessuna parte; ti riesce anche stanco. La prova: falla negli ultimi cinque minuti dell'allenamento, con le gambe pesanti. Se regge lì, è quella
- Da questa settimana, a fine allenamento, venti volte la stessa giocata dalla stessa zona con la stessa fine: porta vera o compagno vero, non birilli. Stesso piede, stesso angolo, e contale. Quattro settimane senza cambiarla, anche se ti annoia. Il giorno che ti annoia è il giorno che sta diventando tua
