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La partita più bella ti frega

Quel giorno ti è riuscito tutto. Non torna quando vuoi tu. Si cresce nei giorni storti.

Fallo così

  1. Giornata storta? Ferma la palla e passa al compagno libero.

  2. In partitella, prova dieci minuti senza la tua mossa preferita.

  3. La sera chiediti: quanto ci ho messo a ripartire?

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Il giorno storto ti fa crescere.

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Luis, il founder

Luis · il founder

C'è una partita di due anni fa che ti ricordi ancora tutta, e da lì ogni domenica ti sembra di giocare peggio?

Qui sotto c'è dove si alza davvero il tuo livello, e le tre cose da fare con la prossima partita storta invece di buttarla via.

Cosa succede davvero

Non sei peggiorato. Stai usando come metro l'unica partita che non si può ripetere.

Quel giorno è girato tutto dalla tua parte: il primo controllo pulito, il primo dribbling passato, e da lì ti sei sentito leggero per novanta minuti. Non era una versione di te che hai perso per strada. Era la somma di dieci cose che si sono messe bene tutte insieme, e dieci cose insieme non le richiami a comando.

Il guaio è quello che ti fa adesso. Entri in campo per ritrovarla: cerchi la giocata di quel giorno, la forzi anche quando non c'è, e alla prima che non ti esce ti spegni, perché la partita perfetta è già sfumata al quinto minuto. Così le domeniche normali ti sembrano brutte, e quelle brutte le butti via.

Ed è proprio lì che ti perdi il pezzo che conta. Le domeniche brutte sono le uniche in cui giochi senza la cosa che ti riesce meglio e devi restare dentro la partita lo stesso. Il pavimento si alza lì. In quelle belle usi quello che sai già fare, e di nuovo non impari niente.

Dettaglio da pro

Al mister la tua partita perfetta non serve. Non sa quando torna, e su una cosa che non sa quando torna una formazione non la costruisce. Quando decide chi mette, in testa ha l'altra, la tua peggiore, perché quando ti schiera è quella che rischia. Tra due con la stessa partita più bella, gioca quello che ha la brutta meno brutta.

E poi c'è una cosa che succede quasi da sola. Quando il pavimento sale, le giornate in cui gira tutto arrivano più spesso. Non perché hai alzato il soffitto: perché entri in campo senza la paura del giorno storto, e senza quella paura il primo controllo ti viene più pulito.

Fallo ora, passo per passo

Con la prossima partita storta, in tre tempi:

  1. In campo. Il segnale non è il risultato, è la tua cosa migliore che ti esce male due volte di fila. Non provarla una terza volta per forza: quella è la partita perfetta che stai cercando di riaccendere. Mettila in tasca per un quarto d'ora e gioca a due tocchi: ricevi, la dai al compagno libero più vicino, ti rismarchi. E il pallone continui a chiederlo, corto e facile, anche un attimo dopo l'errore. Chi nella giornata storta sparisce non la sta giocando, sta aspettando che finisca. Passato il quarto d'ora la riprovi, una volta, e riparti da lì
  2. In settimana. La domenica brutta te la crei tu, in partitella: per dieci minuti ti togli da solo la tua arma migliore, senza dirlo a nessuno. Se salti l'uomo giochi a due tocchi, se vivi di lanci fai solo passaggi corti, se calci sempre di destro tocchi solo di sinistro. Ti sentirai scarso e dovrai restare dentro la partita lo stesso: è l'allenamento che la domenica ti arriva senza preavviso, solo che qui lo scegli tu
  3. La sera dopo. Una domanda sola: mi ha fatto meno male di quelle di un anno fa? Per rispondere non guardi il risultato, guardi quanto ci hai messo a rientrare. Un errore che un anno fa ti spegneva per tutto il primo tempo, adesso per quanto ti ha spento? Se ti fa meno male, sei cresciuto. La partita storta la metti accanto alle altre storte, mai accanto a quella perfetta