Il soprannome non si chiede
Te lo danno i compagni quando fai una cosa che ricordano. Sempre la stessa.
Fallo così
Scegli un gesto utile da ripetere, come chiamare la palla.
Arriva prima e saluta tutti per nome.
A un compagno che sbaglia di': dai, riprova.
Un soprannome ti fa stare male? Dillo. Se continuano a usarlo, chiedi aiuto a un adulto.
Ricorda
Fai la cosa, il nome arriva.
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Luis · il founder
Nello spogliatoio hanno tutti un soprannome tranne te?
C'è il Toro, c'è il Professore, c'è il Gatto. E poi ci sei tu, che sei il cognome sull'appello. Sembra una cosa da niente, non lo è. Qui sotto le 3 mosse per prenderti il tuo posto nel gruppo.
Cosa succede davvero
Il mito dice che devi fartelo da solo: ridere a ogni battuta, fare il simpatico, magari inventartelo e buttarlo lì sperando che attacchi.
Non funziona. Un soprannome chiesto vale meno di niente e il gruppo lo annusa in un secondo.
La realtà è un'altra: il soprannome è la carta d'identità del gruppo, non si regala. Te lo danno quando fai una cosa che non possono dimenticare.
Dettaglio da pro
Al Chelsea Salah era solo il ragazzo egiziano, giocava così poco che lo hanno mandato in prestito. Poi arriva a Liverpool, nella prima stagione segna 44 gol e la curva gli scrive una canzone: il Re Egiziano. Non l'ha chiesto lui, l'hanno deciso loro davanti a quello che faceva in campo.
Il soprannome non si chiede, si gioca.
Fallo ora, passo per passo
Le 3 mosse, da questa settimana:
- Scegli UNA cosa tua e falla sempre, ogni allenamento e ogni partita: le seconde palle, il duello aereo, l'ultima corsa a recuperare. Il gruppo battezza quello che si ripete
- Nello spogliatoio smettila di aspettare che ti includano: arriva 10 minuti prima e saluta uno per uno, per nome
- Quando un compagno sbaglia, sii il primo a parlare per lui, a voce alta
Smetti di cercare il nome e comincia a costruire il motivo.
