Il tacco: corto e nel posto giusto
Di tacco non vedi niente. Vai a memoria. La memoria dura pochi metri.
Fallo così
Solo corto: due o tre passi di distanza.
Mai vicino alla tua porta, mai in mezzo a tanti.
Colpisci col tallone, piano, con la caviglia ferma.
Allenati
Un amico dietro di te chiama. Guardalo prima, poi passagli la palla col tallone.
Bravo! Fatto.
Ricorda
Tacco corto, lontano dalla tua porta.
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Luis · il founder
Il compagno ti passa dietro libero, tu ti giri per dargliela e il difensore ha già chiuso?
Qui sotto ci sono le distanze giuste per il tacco e le zone dove non lo fai mai.
Cosa succede davvero
Il tacco è l'unico passaggio che dai senza vedere niente: né il compagno né la palla che parte. Vai a memoria, e la memoria tiene per pochi metri.
Più è lungo, più la palla rallenta e più tempo ha il difensore per girarsi e leggerlo. Più è vicino alla tua porta, più costa sbagliarlo.
Per questo non conta quanto sei bravo a farlo. Contano due cose: la distanza e il posto.
Dettaglio da pro
Sul campo pesante il tacco muore a metà strada. Accorcialo ancora, o lascia stare.
E colpisci col tallone, caviglia bloccata, la gamba che torna indietro dritta come un pendolo. A frustata la palla va dove vuole lei.
Il tacco di Mancini su quel corner di Mihajlović era un tiro. Il tuo è un passaggio: deve arrivare morbido sulla corsa del compagno, mezzo metro davanti al suo piede.
Fallo ora, passo per passo
Distanze e zone, in ordine:
- Distanza: fino a cinque metri, il meglio tra due e quattro. Oltre, la palla arriva lenta e uno dei loro ha il tempo di leggerla e arrivarci prima
- Mai nella tua metà campo se tu o il compagno siete gli ultimi prima del portiere. Lì un tacco perso è un contropiede senza nessuno a coprire
- Mai se tra te e lui c'è un avversario, anche lontano: il tacco va dritto e non gli gira intorno. E mai nel traffico, con tre avversari attorno: lì trova sempre un piede. Dove invece è un'arma: dalla trequarti in su, col compagno che si sovrappone
