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Il tacco: corto e nel posto giusto

Di tacco non vedi niente. Vai a memoria. La memoria dura pochi metri.

Fallo così

  1. Solo corto: due o tre passi di distanza.

  2. Mai vicino alla tua porta, mai in mezzo a tanti.

  3. Colpisci col tallone, piano, con la caviglia ferma.

Allenati

Un amico dietro di te chiama. Guardalo prima, poi passagli la palla col tallone.

Ricorda

Tacco corto, lontano dalla tua porta.

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Luis, il founder

Luis · il founder

Il compagno ti passa dietro libero, tu ti giri per dargliela e il difensore ha già chiuso?

Qui sotto ci sono le distanze giuste per il tacco e le zone dove non lo fai mai.

Cosa succede davvero

Il tacco è l'unico passaggio che dai senza vedere niente: né il compagno né la palla che parte. Vai a memoria, e la memoria tiene per pochi metri.

Più è lungo, più la palla rallenta e più tempo ha il difensore per girarsi e leggerlo. Più è vicino alla tua porta, più costa sbagliarlo.

Per questo non conta quanto sei bravo a farlo. Contano due cose: la distanza e il posto.

Dettaglio da pro

Sul campo pesante il tacco muore a metà strada. Accorcialo ancora, o lascia stare.

E colpisci col tallone, caviglia bloccata, la gamba che torna indietro dritta come un pendolo. A frustata la palla va dove vuole lei.

Il tacco di Mancini su quel corner di Mihajlović era un tiro. Il tuo è un passaggio: deve arrivare morbido sulla corsa del compagno, mezzo metro davanti al suo piede.

Fallo ora, passo per passo

Distanze e zone, in ordine:

  1. Distanza: fino a cinque metri, il meglio tra due e quattro. Oltre, la palla arriva lenta e uno dei loro ha il tempo di leggerla e arrivarci prima
  2. Mai nella tua metà campo se tu o il compagno siete gli ultimi prima del portiere. Lì un tacco perso è un contropiede senza nessuno a coprire
  3. Mai se tra te e lui c'è un avversario, anche lontano: il tacco va dritto e non gli gira intorno. E mai nel traffico, con tre avversari attorno: lì trova sempre un piede. Dove invece è un'arma: dalla trequarti in su, col compagno che si sovrappone