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A casa ti chiedono solo: hai vinto?

A casa puoi raccontare anche come hai giocato. Il risultato non è l'unica cosa da dire.

Fallo così

  1. Parla a tavola, quando sei più calmo.

  2. Racconta una tua giocata: ho tenuto bene la palla.

  3. Di': chiedimi come ho giocato, non solo chi ha vinto.

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La tua partita la racconti tu.

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Luis, il founder

Luis · il founder

A tavola ti chiedono solo se hai vinto, e novanta minuti finiscono dentro una parola sola?

Qui sotto c'è cosa rispondi, quando lo dici, e perché in macchina non funziona.

Cosa succede davvero

Quella domanda gliel'hai insegnata tu.

La prima volta ti hanno chiesto com'era andata, tu hai risposto bene, o male, e sei andato in camera. Dalla seconda in poi ti chiedono la cosa più corta che esiste, perché è l'unica a cui rispondi.

Una domanda si cambia solo cambiando la risposta. Finché la tua resta sì o no, tra un anno ti chiedono ancora hai vinto.

Dettaglio da pro

Una volta a settimana raccontagli una giocata sola, e non dire come è finita. Un pallone tolto, una diagonale, un taglio che non ha visto nessuno. Una storia senza finale la settimana dopo te la finiscono loro, e ti chiedono com'è andata.

Wilfried Gnonto ha esordito in Nazionale a diciotto anni, entrato a partita in corso, e in quella partita ha fatto l'assist del gol. Di quella sera si ricordano l'1-1.

Fallo ora, passo per passo

Da domenica, in ordine:

  1. Non in macchina, appena sceso dal campo. Lì sei ancora dentro la partita e diventa un processo. A tavola, quando è passata
  2. Quando ti chiedono se avete vinto, rispondi con una cosa tua: abbiamo perso, però ho tenuto palla sotto pressione. Una riga e ti fermi lì
  3. Poi ribalta la domanda, una volta sola e senza tono: chiedimi com'è andata la mia partita, non quella della squadra

La seconda volta se lo ricordano da soli.